Poesia cinese

Cina
La poesia cinese esprime con sublime eleganza e elevata raffinatezza, i sentimenti, le emozioni e le significative espressioni dell'animo umano, nascoste e racchiuse in una cultura contraddistinta da una lingua che, attraverso una rappresentazione eseguita mediante il disegno, riesce a trasformare in concrete immagini ciò che è custodito solo nelle menti di coloro che pensano e che riflettendo creano vere e proprie opere d'arte. Uno dei massimi esponenti della poesia cinese fu senza alcun dubbio il grande e celebre Li Po: famoso poeta di origine cinese, appartenente alla Dinastia Tang, che seppe con estrema destrezza e infinita abilità, esprimere con classe e eleganza il significato più intenso e profondo di una letteratura indicabile tra le più ricche di significato e produttive di opere. Le prime raccolte poetiche di origine cinese furono composte attraverso una particolare forma lirica:
poesia giapponese

Giappone
La sfavillante e affascinante cultura giapponese svela in tutta la sua autenticità e con sfolgorante splendore la pura essenza della poesia. La letteratura nipponica si basa principalmente sull'Haiku, un componimento poetico che esprime il senso profondo e misterioso della poesia giapponese. L'Haiku è composto da tre versi contraddistinti da una serie di cinque, sette e di nuovo cinque sillabe. La caratteristica principale dell'Haiku è quella di essere una poetica basata sull'esprimere sentimenti e emozioni impiegando soltanto lo strumento della semplicità, tecnica fondata sulla convinzione dell'inopportuno utilizzo del linguaggio come mezzo mediante il quale narrare e trasmettere con certezza la veridicità. La vera fonte di ispirazione per quella che può essere definita come una vera e propria cultura poetica di provenienza giapponese è la natura e le stagioni che proprio dalla natura derivano, senza incorrere in complicate e elaborate espressioni linguistiche, ma in un modo lineare e essenziale. Lo sviluppo e la formazione dell'Haiku avvenne in Giappone intorno al secolo XVII e la sua origine deriva e si deve al Tanka, un componimento poetico di espressione e proiezione del pensiero in modo sublime e sommo, costituito da 31 sillabe.
Bhagavad Gita

Bhagavad Gita
La Bhagavad Gita costituisce un testo ritenuto sacro e contenuto nel popolare poema di genere epico Mahābhārata. Precisamente la Bhagavad Gita consiste in un poema sanscrito suddiviso in 18 canti e composto da circa 700 versi, al quale i fedeli di religione induista hanno attribuito autorevolezza e importanza, fino a elevarlo a Vangelo della propria religione. Considerata come opera dotata di valore sommo e innalzata a espressione di prestigioso e influente significato, la Bhagavad Gita è un testo sacro che si riferisce in modo concreto alla figura del divino, rendendolo il primo protagonista dell'opera, per consentirne una prospettiva reale in una proiezione effettiva. La Bhagavad Gita è un poema sanscrito che con estrema grazia indica i mezzi mediante i quali è possibile ottenere la liberazione da un percorso esistenziale di ripetizione eterna: quello della morte e della nascita e il profondo significato espresso nell'opera viene trasmesso attraverso le vicende del guerriero Arjuna.
Tagore

Tagore
Rabindranath Tagore nasce a Calcutta, il 6 maggio 1861 e muore a Santiniketan, il 7 agosto 1941. Attraverso la sua opera mediatrice diretta all'integrazione tra Oriente ed Occidente, riuscì a esprimere con estrema sensibilità e chiarezza, l'elevata raffinatezza posseduta dal suo spirito, animato da forte impeto e trasporto per l'arte, rappresentata da Rabindranath Tagore con la massima destrezza poetica, eleganza dei versi e somma maestria. Appartenente a una famiglia ricca, e nato da un membro della casta, Tagore rimase profondamente colpito dall'educazione ricevuta nel Regno Unito e in seguito a quel viaggio, fondò la propria fiducia sulla protezione inglese dell'India e decise di dedicare il proprio tempo alla cura del suo spirito, attraverso il culto della propria anima, compiuto impiegando l'acquisizione di ogni forma d'arte come strumento per accrescere la propria saggezza. Nelle opere di Rabindranath Tagore veniva rappresentato il pensare supremo del pensiero di un maestro d'arte, applicando in ogni sua espressione una prorompente passione erotica, resa mite dallo spirito conciliatore, predisposto alla fratellanza e alla pace, ricercate in un profondo amore per Dio e la natura da lui creata. L'intensa ingegnosità e la profonda destrezza artistica di Rabindranath Tagore ebbero pieno riconoscimento con il conferimento del Premio Nobel per la letteratura nel 1913,
Gibran

Gibran
Khalil Gibran (Bsharri, 1883 - New York, 1931) è forse il più noto letterato del mondo arabo, grazie alle sue opere, tradotte in più di venti lingue; oltre che in campo poetico, si impegnò con altrettanto grandi risultati in ambito filosofico e pittorico. Ancora adolescente si trasferì con la madre ed i fratelli negli Stati Uniti, a Boston, dove si fece subito notare per le sua doti artistiche: era poco più che sedicenne quando un editore scelse alcuni suoi disegni come copertine per i suoi libri.
Il punto di svolta per Gibran fu l’incontro con Mary Elizabeth Haskell, che divenne una figura fondamentale per la sua crescita intellettuale: fu la donna a donargli la possibilità di studiare pittura all'Acadèmie Lucien di Parigi. Nella capitale francese Gibran visse un paio d’anni (tra il 1908 e il 1910); qui fece conoscenza con Auguste Rodin e Youssef Howayek e conobbe le opere di Voltaire, Rousseau, Nietzsche, Blake.
Nello stesso periodo iniziò anche a scrivere: per i suoi primi lavori scelse di utilizzare la lingua araba (ad esempio per Spiriti ribelli, raccolta di racconti sulla società libanese), poi pubblicò quasi esclusivamente in inglese. Risale al 1918 il suo primo libro in questa lingua: si tratta di The Madman, Il pazzo, un volumetto di aforismi e parabole in cui mescola con maestria poesia e prosa.
È di cinque anni più tardi l’opera più nota di Gibran: Il profeta, libro che contiene ventisei saggi di argomento poetico, divenne assai popolare negli ambienti americani della controcultura.
Lo scopo dichiarato da Gibran è quello di provocare una “rivolta contro l’occidente attraverso l’oriente” tramite le sue opere: egli infatti si scaglia contro il decadentismo che caratterizza ormai il mondo occidentale, che ha perso tutti i principi e ha traditi i suoi stessi padri. Allo stesso tempo però sente il bisogno di un rinnovamento totale della letteratura orientale: per questo motivo opta per il verso libero, inusuale per la scrittura araba monorima e quantitativa.