Cultura Poetica L'anima dell'uomo è poesia

Heine

Heine

Heine

Christian Johann Heinrich Heine (Düsseldorf, 1797 – Parigi, 1856) è stato forse il poeta tedesco più significativo di quel particolare periodo di transizione che portò al passaggio dal romanticismo al realismo. Non a caso spesso Heine è stato definito come il poeta della contraddizione, poiché nelle sue opere egli talvolta appare come un romantico, talvolta prende invece del tutto le distanze dal Romanticismo, criticandone certi atteggiamenti troppo sdolcinati.
Le sue prime liriche furono liriche d'amore; una delle più note è Die Lorelei, che recita:
Fresca è l'aria e l'ombra cala,
scorre il Reno quetamente;
sopra il monte raggia il sole
declinando all'occidente.

La bellissima fanciulla
sta lassù, mostra il tesoro
dei suoi splendidi gioielli,
liscia i suoi capelli d'oro.

mentre il pettine maneggia,
canta, e il canto ha una malia
strana e forte che si effonde
con la dolce melodia.

Evidente è l'influsso di Byron e di Fouqué , ma al contempo Heine si discosta dai suoi maestri, con il suo rifarsi allo stile delle ballate popolari e al rifiuto di ogni illusione.
Ancora l’amore infelice sta alla base del ricordo nostalgico del rapporto cin le cugine Amalie e Therese; col passare degli anni si aggiunsero ai motivi amorosi di stampo personale altri temi ispiratori: la celebrazione della natura, la politica, la critica della società contemporanea.
Vissuto in un’epoca particolare, fatta di grandi cambiamenti sociali e politici (la Rivoluzione Francese, le guerre napoleoniche) Heine fu naturalmente influenzato da questi avvenimenti, che ne condizioneranno profondamente il pensiero. Sempre schierato politicamente e socialmente, nel 1844 pubblicò un lungo componimento satirico contro i circoli reazionari, (Deutchland: ein Wintermaerchen); poco dopo si supportò i tessitori slesiani che protestavano contro le intollerabili condizioni lavorative a cui erano costretti:
“Condannati dalla patria, falso nome, / Dove non cresce nulla a parte disgrazia e vergogna, / Dove i fiori sono schiacciati prima di sbocciare, /Dove il verme è destato dalla putrefazione e dalla muffa - Noi tessiamo, noi tessiamo”.

Marx ed Engels apprezzarono molto questa poesia: tradotta in inglese diventò presto uno dei componimenti più studiati nei paesi di fede comunista.
Eppure egli non credeva che le sue parole avrebbero cambiato qualcosa: "Non puoi scacciare i topi coi sillogismi, perchè scavalcano facilmente i tuoi sofismi più raffinati". Forse, in questo caso, si sbagliava.

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