Cultura Poetica L'anima dell'uomo è poesia

Lautreamont

Lautreamont

Lautréamont

"Per noi", ricorderà Breton negli Entretiens, "di colpo non ci fu genio che reggesse di fronte a quello di Lautréamont."

Isidore Lucien Ducasse, il cui nome letterario è Conte di Lautréamont, è stato fra i massimi rivoluzionari scrittori di tutti i tempi. Non a caso Vaneigem ebbe da dire: «Da quando esistono gli uomini, e questi leggono Lautréamont, tutto è stato detto e pochi sono giunti a trarne beneficio. Siccome le nostre conoscenze sono in sé banali, possono solo avvantaggiare gli spiriti che non lo sono.» o ancora Breton, a riguardo dei suoi Canti di Maldoror, sostiene che: «Quest’opera è apocalisse definitiva: tutto ciò che, nel corso dei secoli, si penserà e s’intraprenderà di più audace è qui formulato in anticipo, nella sua magica legge.». Dunque non ci troviamo di fronte, considerata la poca diffusione della sua opera, ad un autore di secondo ordine, ma quanto ad una luce che la storia ha dimenticato, forse per far spazio ad autori più popolari come Rimbaud e Proust. Nessun paragone; ché i paragoni sono odiosi. Tuttavia Lautréamon è da considerarsi un genio alla stregua di pochi scrittori: dubito che una persona seria, prendendo i suoi Canti, non rimanga ammaliato dal modo di scrivere ove si alternano descrizioni più o meno romantiche-fantastiche a profezie, sia di carattere stilistico, che di nuove prospettive in generale. Non a caso, in maniera embrionale, nel suo poema si possono trovare i primi spunti del modernismo, con il suo gusto per la citazione, del decadentismo, dell’ermetismo, del futurismo, del surrealismo (non a caso pittori come Dalì e Magritte, e molti altri, disegnarono una parte o interamente questi canti, e, nelle loro intuizioni artistiche, si trovarono come a casa presso il mondo di Maldoror) e di molte altre correnti, che sono nate e appassite, ma il fascino adamantineo dei Maldoror rimane immutato.
Potrebbero essere scritte pagine e pagine sulle sue intuizioni filosofiche-poetiche, a riguardo, ad esempio, dell’inesistenza di un io (tema portato alla ribalta da Rimbaud e Nietzsche), della dicotomia bene-male («Ahimé! Che sono dunque il bene e il male! Non forse la stessa cosa, attraverso la quale attestiamo con rabbia la nostra impotenza, e la brama di raggiungere l’infinito attraverso anche i mezzi più insensati? Oppure son due cose differenti?»), a riguardo della teodicea - molti sono i passi in cui Dio viene accusato del male del mondo, in maniera anche estrema, ma sempre sulla linea della genialità che parla all’anima più profonda, - del solipsismo («Scendendo dal grande al piccolo, ogni uomo vive come un selvaggio nella sua tana, e ne esce di rado per visitare il suo simile, del pari accosciato in un'altra tana. La grande famiglia universale degli uomini è un’utopia degna della logica più mediocre.»).
Egli nacque a Montevideo nel quattro aprile 1846, e morì, nel silenzio, nel 1870. Nel 1869 pubblicò i suoi Canti, messi alla berlina dalla morale-perbenista; ma, col passare dei decenni, resi sempre più noti nell’alta élite, che si gustò un frutto così amaro, divennero una delizia letteraria pari solo alla loro reale difficoltà di lettura: come se il loro pensiero fosse realmente difficile da sostenere, come se non esprimessero sentimenti, ma fossero i reali sentimenti e flussi della mente. Emigrato da piccolo, nel 1859, per studiare in Francia, a Parigi, nel liceo di Tarbers e poi a Pau, fino al 1865, insoddisfatto, probabilmente, del mondo, scrisse, nell’arco di un tempo brevissimo, forse meno di due anni, una delle opere dell’umanità. Una morte così prematura fece pensare, erroneamente, ad un suicidio: come se Maldoror, avendo distrutto tutto, mondo e Dio, distruggendo anche la sua anima, e la sua esistenza, volesse mostrare, con inquietudine e geniale follia, il suo coraggio.

L’edizione delle opere di Lautréamont che consiglio è:
Lautréamont Ducasse Isidore - Canti di Maldoror. Poesie-lettere - BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

per quanto riguarda l’analisi testuale un ottimo libro è:
Blanchot Maurice - Lautréamont e Sade

saluti,
Giancarlo Petrella

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Commenti (1) Trackback (0)
  1. “E’ tuttavia, spettacolo degno di osservazione, più si mostra indifferente, più lo ammiri. Si vede che diffidi dei suoi attributi, ch’egli nasconde; e il tuo ragionamento si fonda su questa convinzione, che solo una divinità di estrema potenza può mostrare tanto disprezzo verso i fedeli che obbediscono alla sua religione.”

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