Pascoli

Pascoli
Giovanni Placido Agostino Pascoli nasce a San Mauro di Romagna, il 31 dicembre 1855 e muore a Bologna, il 6 aprile 1912. Si è contraddistinto nel corso della sua vita per le particolari capacità artistiche, espresse mediante l'impiego di un linguaggio sensibilmente elegante, con il ricorso a rappresentazioni poetiche di sublima raffinatezza, sulla base di versi costruiti con tecnica sublime e pensieri di intenso significato, frutto di una infinita saggezza e di una delicata e particolare conoscenza intellettuale. Giovanni Pascoli, figlio di Caterina Allocatelli Vincenzi e Ruggero Pascoli, nacque a San Mauro di Romagna, in una famiglia di prestigio e economicamente benestante. Ma l'animo del giovane poeta fu presto scosso da un tragico evento: il padre fu ucciso, probabilmente per ragioni politiche. Da quel momento in poi le emozioni e i sentimenti nutriti dall'artista, furono pervasi da un profondo stato di malinconia e tristezza, che rese Giovanni Placido Agostino Pascoli particolarmente attento e sensibile a problemi riguardanti la società, in lui crebbe un profondo sentire verso le ingiustizie e il malessere esistenziale. Giovanni Placido Agostino Pascoli seguì un corso di studi presso il liceo classico Giulio Cesare a Rimini, dove si trasferì a seguito della morte del fratello Luigi e conseguita finalmente la laurea, decise di intraprendere la strada dell'insegnamento presso alcuni licei nelle materie di greco e latino. Giovanni Placido Agostino Pascoli dopo essere stato colpito da cirrosi epatica, per eccessivo consumo di alcolici, morì nel 1912 per un cancro al fegato. Riportiamo di seguito le opere più importanti create da Giovanni Placido Agostino Pascoli: Myricae, Iugurtha, Il fanciullino, Poemetti, Minerva oscura, Canti di Castelvecchio, Myricae, Miei scritti di varia umanità, Primi poemetti, Poemi conviviali, Odi e Inni, Canti di Castelvecchio, Pensieri e discorsi, Nuovi poemetti, Canzoni di re Enzio, Poemi italici, Poemi del Risorgimento, Carmina, La grande proletaria si è mossa, Poesie varie. Numerose sono state anche le opere in latino: Veianius, Phidyle, Laureolus, Castanea, Cena in Caudiano Nervae, Iugurta, Centurio, Paedagogium, Fanum Apollinis, Rufius Crispinus, Ultima linea, Ecloga XI sive Ovis Pecularis, Pomponia Graecina, Fanum Vacunae, Thallusa. Concludiamo riportando una breve ma significativa espressione, rappresentata da Giovanni Placido Agostino Pascoli nella celebre opera Il fanciullino: « Il poeta è poeta, non oratore o predicatore, non filosofo, non istorico, non maestro, non tribuno o demagogo, non uomo di stato o di corte. E nemmeno è, sia con pace del maestro Giosuè Carducci, un artiere che foggi spada e scudi e vomeri; e nemmeno, con pace di tanti altri, un artista che nielli e ceselli l'oro che altri gli porga. A costituire il poeta vale infinitamente più il suo sentimento e la sua visione, che il modo col quale agli altri trasmette l'uno e l'altra. »