Cultura Poetica L'anima dell'uomo è poesia

Pasolini

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Scrittore, poeta, giornalista, sceneggiatore, regista, pittore: Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 - Roma, 1975) era davvero un intellettuale a tutto tondo, per questo è internazionalmente ritenuto uno dei più importanti uomini di cultura italiani del secolo scorso. Un uomo amato e odiato: acuto osservatore della realtà, assai critico nei confronti della società in cui viveva, tramite i suoi libri e i suoi film esprimeva giudizi scomodi e radicali, suscitando reazioni contrastanti e dibattiti aspri. Ciò che lo infastidiva e lo rattristava maggiormente era la progressiva acquisizione, da parte dei connazionali, dei tratti e delle abitudini borghesi: la nazione, raggiunto il benessere economico, si era gettata a capo fitto alla rincorsa del successo, del denaro, del consumo eccessivo e senza regole.
Gli anni della grande espansione erano stati anche teatro di straordinarie trasformazioni degli stili di vita, del linguaggio e dei costumi degli italiani: infatti venne progressivamente meno la dimensione del mondo popolare, fin dagli esordi fonte di ispirazione per Pasolini (basti pensare ai suoi romanzi, Ragazzi di vita e Una vita violenta) , in quanto i sottoproletari si erano trasformati in piccolo-borghesi che avevano assunto le caratteristiche della classe che egli aveva sempre odiato. In un’intervista del 1967 affermò: “La realtà che prima mi interessava, intendo dire il sottoproletariato romano delle borgate, sta cambiando rapidamente, non lo riconosco più. Il sottoproletariato romano che prima era solo esistenzialmente reale, ma non aveva una realtà storica, sta diventando una frazione del Terzo Mondo”.
Il Paese che con la purezza del mondo contadino e degli abitanti delle borgate romane aveva nutrito l’apprendistato poetico ed esistenziale del poeta di Casarsa, si presentava mostruoso ed irriconoscibile agli occhi di chi, come Pasolini, lo aveva amato in maniera assoluta. Oramai non rimaneva più nulla delle classi popolari e del loro mondo, irrimediabilmente spazzato via dalla nuova civiltà capitalistica: era avvenuta una vera e propria mutazione antropologica consistente nella scomparsa repentina della cultura sottoproletaria (intesa come insieme di dialetti, credenze, abitudini, superstizioni, comportamenti), assimilata dalla subcultura della classe-massa.
Pasolini ha rivoluzionato il ruolo di intellettuale impegnato: autonomo e scomodo, marxista, antifascista, proletario, omosessuale, ha subìto a lungo la condizione di emarginazione tipica di chi non scende mai a compromessi.
Fu censurato; condannato; criticato; deriso; infine assassinato ad Ostia a poco più di cinquant’anni: con lui l’Italia ha forse perduto l’ultimo vero grande pensatore indipendente da tutto e da tutti. Pier Paolo Pasolini ha lasciato alla società italiana un debito che difficilmente verrà saldato.

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