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	<title>Poesie &#187; Quasimodo</title>
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		<title>Il mio paese è l&#8217;Italia &#8211; Quasimodo</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 13:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quasimodo]]></category>

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		<description><![CDATA[Più i giorni s&#8217;allontanano dispersi
e più ritornano nel cuore dei poeti.
Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno
con le colline di cadaveri che bruciano
in nuvole di nafta, là i reticolati
per la quarantena d&#8217;Israele, 
il sangue tra i rifiuti, l&#8217;esantema torrido,
le catene di poveri già morti da gran tempo
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Più i giorni s&#8217;allontanano dispersi<br />
e più ritornano nel cuore dei poeti.<br />
Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno<br />
con le colline di cadaveri che bruciano<br />
in nuvole di nafta, là i reticolati<br />
per la quarantena d&#8217;Israele, <span id="more-118"></span><br />
il sangue tra i rifiuti, l&#8217;esantema torrido,<br />
le catene di poveri già morti da gran tempo<br />
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani,<br />
là Buchenwald, la mite selva di faggi,<br />
i suoi forni maledetti; là Stalingrado,<br />
e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta.<br />
I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili,<br />
dei vinti, dei perdonati dalla misericordia!<br />
Tutto si travolge, ma i morti non si vendono.<br />
Il mio paese è l&#8217;Italia, o nemico più straniero,<br />
e io canto il suo popolo, e anche il pianto<br />
coperto dal rumore del suo mare,<br />
il limpido lutto delle madri, canto la sua vita.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ANNO DOMINI MCMXLVII &#8211; Quasimodo</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 13:02:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quasimodo]]></category>

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		<description><![CDATA[Avete finito di battere i tamburi
a cadenza di morte su tutti gli orizzonti
dietro le bare strette alle bandiere,
di rendere piaghe e lacrime a pietà
nelle città distrutte, rovina su rovina.
E più nessuno grida: «Mio Dio,
perché m&#8217;hai lasciato?» E non scorre più latte
né sangue dal petto forato. E ora
che avete nascosto i cannoni fra le magnolie,
lasciateci un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avete finito di battere i tamburi<br />
a cadenza di morte su tutti gli orizzonti<br />
dietro le bare strette alle bandiere,<br />
di rendere piaghe e lacrime a pietà<br />
nelle città distrutte, rovina su rovina.<span id="more-116"></span><br />
E più nessuno grida: «Mio Dio,<br />
perché m&#8217;hai lasciato?» E non scorre più latte<br />
né sangue dal petto forato. E ora<br />
che avete nascosto i cannoni fra le magnolie,<br />
lasciateci un giorno senz&#8217;armi sopra l&#8217;erba<br />
al rumore dell&#8217;acqua in movimento,<br />
delle foglie di canna fresche tra i capelli,<br />
mentre abbracciamo la donna che ci ama.<br />
Che non suoni di colpo&#8217;avanti notte<br />
l&#8217;ora del coprifuoco. Un giorno, un solo<br />
giorno per noi, o padroni della terra,<br />
prima che rulli ancora l&#8217;aria e il ferro<br />
e una scheggia ci bruci in piena fronte.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quasi un madrigale &#8211; Quasimodo</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 13:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quasimodo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il girasole piega a occidente
e già precipita il giorno nel suo
occhio in rovina e l&#8217;aria dell&#8217;estate
s&#8217;addensa e già curva le foglie e il fumo
dei cantieri. S&#8217;allontana con scorrere
secco di nubi e stridere di fulmini 
quest&#8217;ultimo gioco del cielo. Ancora,
e da anni, cara, ci ferma il mutarsi
degli alberi stretti dentro la cerchia
dei Navigli. Ma è sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il girasole piega a occidente<br />
e già precipita il giorno nel suo<br />
occhio in rovina e l&#8217;aria dell&#8217;estate<br />
s&#8217;addensa e già curva le foglie e il fumo<br />
dei cantieri. S&#8217;allontana con scorrere<br />
secco di nubi e stridere di fulmini <span id="more-114"></span><br />
quest&#8217;ultimo gioco del cielo. Ancora,<br />
e da anni, cara, ci ferma il mutarsi<br />
degli alberi stretti dentro la cerchia<br />
dei Navigli. Ma è sempre il nostro giorno<br />
e sempre quel sole che se ne va<br />
con il filo del suo raggio affettuoso.<br />
Non ho più ricordi, non voglio ricordare;<br />
la memoria risale dalla morte,<br />
la vita è senza fine. Ogni giorno<br />
è nostro. Uno si fermerà per sempre,<br />
e tu con me, quando ci sembri tardi.<br />
Qui sull&#8217;argine del canale, i piedi<br />
in altalena, come di fanciulli,<br />
guardiamo l&#8217;acqua, i primi rami dentro<br />
il suo colore verde che s&#8217;oscura.<br />
E l&#8217;uomo che in silenzio s&#8217;avvicina<br />
non nasconde un coltello fra le mani,<br />
ma un fiore di geranio.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>THANATOS ATHANATOS &#8211; Quasimodo</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 12:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quasimodo]]></category>

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		<description><![CDATA[E dovremo dunque negarti, Dio
dei tumori, Dio del fiore vivo,
e cominciare con un no all&#8217;oscura
pietra «io sono», e consentire alla morte
e su ogni tomba scrivere la sola
nostra certezza: «thànatos athànatos»? 
Senza un nome che ricordi i sogni
le lacrime i furori di quest&#8217;uomo
sconfitto da domande ancora aperte?
Il nostro dialogo muta; diventa
ora possibile l&#8217;assurdo. Là
oltre il fumo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E dovremo dunque negarti, Dio<br />
dei tumori, Dio del fiore vivo,<br />
e cominciare con un no all&#8217;oscura<br />
pietra «io sono», e consentire alla morte<br />
e su ogni tomba scrivere la sola<br />
nostra certezza: «thànatos athànatos»? <span id="more-112"></span><br />
Senza un nome che ricordi i sogni<br />
le lacrime i furori di quest&#8217;uomo<br />
sconfitto da domande ancora aperte?<br />
Il nostro dialogo muta; diventa<br />
ora possibile l&#8217;assurdo. Là<br />
oltre il fumo di nebbia, dentro gli alberi<br />
vigila la potenza delle foglie,<br />
vero è il fiume che preme sulle rive.<br />
La vita non è sogno. Vero l&#8217;uomo<br />
e il suo pianto geloso del silenzio.<br />
Dio del silenzio, apri la solitudine.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Epitaffio per Bice Donetti &#8211; Quasimodo</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 12:57:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quasimodo]]></category>

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		<description><![CDATA[Con gli occhi alla pioggia e agli elfi della notte,
è là, nel campo quindici a Musocco,
la donna emiliana da me amata
nel tempo triste della giovinezza.
Da poco fu giocata dalla morte
mentre guardava quieta il vento dell&#8217;autunno
scrollare i rami dei platani e le foglie
dalla grigia casa di periferia.
Il suo volto è ancora vivo di sorpresa,
come fu certo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con gli occhi alla pioggia e agli elfi della notte,<br />
è là, nel campo quindici a Musocco,<br />
la donna emiliana da me amata<br />
nel tempo triste della giovinezza.<span id="more-110"></span><br />
Da poco fu giocata dalla morte<br />
mentre guardava quieta il vento dell&#8217;autunno<br />
scrollare i rami dei platani e le foglie<br />
dalla grigia casa di periferia.<br />
Il suo volto è ancora vivo di sorpresa,<br />
come fu certo nell&#8217;infanzia, fulminato<br />
per il mangiatore di fuoco alto sul carro.<br />
O tu che passi, spinto da altri morti,<br />
davanti alla fossa undici sessanta,<br />
fermati un minuto a salutare<br />
quella che non si dolse mai dell&#8217;uomo<br />
che qui rimane, odiato, coi suoi versi,<br />
uno come tanti, operaio di sogni.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Colore di pioggia e di ferro &#8211; Quasimodo</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 12:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quasimodo]]></category>

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		<description><![CDATA[Dicevi:morte, silenzio, solitudine;
come amore, vita. Parole
delle nostre provvisorie immagini. 
E il vento s&#8217;è levato leggero ogni mattina
e il tempo colore di pioggia e di ferro
è passato sulle pietre,
sul nostro chiuso ronzio di maledetti.
Ancora la verità è lontana.
E dimmi, uomo spaccato sulla croce,
e tu dalle mani grosse di sangue,
come risponderò a quelli che domandano?
Ora, ora: prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dicevi:morte, silenzio, solitudine;<br />
come amore, vita. Parole<br />
delle nostre provvisorie immagini. <span id="more-108"></span><br />
E il vento s&#8217;è levato leggero ogni mattina<br />
e il tempo colore di pioggia e di ferro<br />
è passato sulle pietre,<br />
sul nostro chiuso ronzio di maledetti.<br />
Ancora la verità è lontana.<br />
E dimmi, uomo spaccato sulla croce,<br />
e tu dalle mani grosse di sangue,<br />
come risponderò a quelli che domandano?<br />
Ora, ora: prima che altro silenzio<br />
entri negli occhi, prima che altro vento<br />
salga e altra ruggine fiorisca.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Lettera alla madre &#8211; Quasimodo</title>
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		<comments>http://www.culturapoetica.com/poesie/lettera-alla-madre-quasimodo.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 12:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quasimodo]]></category>

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		<description><![CDATA[«Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d&#8217;acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,<br />
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,<br />
gli alberi si gonfiano d&#8217;acqua, bruciano di neve;<br />
non sono triste nel Nord: non sono<br />
in pace con me, ma non aspetto<br />
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime<br />
da uomo a uomo. <span id="more-106"></span>So che non stai bene, che vivi<br />
come tutte le madri dei poeti, povera<br />
e giusta nella misura d&#8217;amore<br />
per i figli lontani. Oggi sono io<br />
che ti scrivo.» &#8211; Finalmente, dirai, due parole<br />
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto<br />
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore<br />
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. -<br />
«Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo<br />
di treni lenti che portavano mandorle e arance,<br />
alla foce dell&#8217;Imera, il fiume pieno di gazze,<br />
di sale, d&#8217;eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,<br />
questo voglio, dell&#8217;ironia che hai messo<br />
sul mio labbro, mite come la tua.<br />
Quel sorriso m&#8217;ha salvato da pianti e da dolori.<br />
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,<br />
per tutti quelli che come te aspettano,<br />
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,<br />
non toccare l&#8217;orologio in cucina che batte sopra il muro<br />
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto<br />
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:<br />
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.<br />
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,<br />
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima mater.»</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Lamento per il Sud &#8211; Quasimodo</title>
		<link>http://www.culturapoetica.com/poesie/lamento-per-il-sud-quasimodo.html</link>
		<comments>http://www.culturapoetica.com/poesie/lamento-per-il-sud-quasimodo.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 12:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quasimodo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.culturapoetica.com/poesie/?p=104</guid>
		<description><![CDATA[La luna rossa, il vento, il tuo colore
di donna del Nord, la distesa di neve&#8230;
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate dalle nebbie.
Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani, 
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La luna rossa, il vento, il tuo colore<br />
di donna del Nord, la distesa di neve&#8230;<br />
Il mio cuore è ormai su queste praterie,<br />
in queste acque annuvolate dalle nebbie.<br />
Ho dimenticato il mare, la grave<br />
conchiglia soffiata dai pastori siciliani, <span id="more-104"></span><br />
le cantilene dei carri lungo le strade<br />
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,<br />
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru<br />
nell&#8217;aria dei verdi altipiani<br />
per le terre e i fiumi della Lombardia.<br />
Ma l&#8217;uomo grida dovunque la sorte d&#8217;una patria.<br />
Più nessuno mi porterà nel Sud.<br />
Oh, il Sud è stanco di trascinare morti<br />
in riva alle paludi di malaria,<br />
è stanco di solitudine, stanco di catene,<br />
è stanco nella sua bocca<br />
delle bestemmie di tutte le razze<br />
che hanno urlato morte con l&#8217;eco dei suoi pozzi,<br />
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.<br />
Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,<br />
costringono i cavalli sotto coltri di stelle,<br />
mangiano fiori d&#8217;acacia lungo le piste<br />
nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.<br />
Più nessuno mi porterà nel Sud.</p>
<p>E questa sera carica d&#8217;inverno<br />
è ancora nostra, e qui ripeto a te<br />
il mio assurdo contrappunto<br />
di dolcezze e di furori,<br />
un lamento d&#8217;amore senza amore.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.culturapoetica.com/poesie/lamento-per-il-sud-quasimodo.html/feed</wfw:commentRss>
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