Miscrevole fratello! Quante atroci veglie gli dovetti! «Non m’impadronivo ferventemente di quell’impresa. Mi ero burlato della sua infermità. Per colpa mia tornavamo in esilio, in schiavitù». Egli mi supponeva una disdetta e una ingenuità assai bizzarre, e aggiungeva ragioni inquietanti. (continua…)
12 gennaio 2010
Angoscia – Rimbaud
E’ forse possibile ch’Ella mi faccia perdonare le ambizioni continuamente schiacciate, che una fine negli agi compensi le epoche di indigenza, che un giorno di successo ci addormenti ’sulla vergogna della nostra fatale inettitudine? (continua…)
Genio – Rimbaud
Egli è l’affetto e il presente, poiché ha fatto la casa aperta all’inverno schiumoso e al frastuono dell’estato – lui che ha purificato le bevande e gli alimenti – lui che è l’incanto dei luoghi fuggenti e la delizia sovrumana delle soste. – Egli è l’affetto e l’avvenire, la forza e l’amore che noi, ritti nei furori e nei tedi, vediamo passare nel cielo in tempesta e nelle bandiere d’estasi. (continua…)
Vergogna – Rimbaud
Finché la lama non avrà tagliato questo cervello, questo pacco bianco, verde e grasso dalle esalazioni sempre uguali…
(Ah! Lui dovrebbe tagliarsi il naso, il labbro, le orecchie, il ventre! e fare abbandono delle sue gambe! Oh, meraviglia!). (continua…)
Liquidazione – Rimbaud
Da vendere ciò che gli Ebrei non hanno venduto, ciò che nobiltà e delitto non hanno gustato, ciò che ignorano l’amore maledetto e la probità infernale delle masse! ciò che il tempo e la scienza non devono riconoscere:
le Voci ricostituite; il risveglio fraterno di tutte le energie corali e orchestrali e le loro applicazioni istantanee; l’occasione, unica, di liberare i nostri sensi! (continua…)
Mattino d’ebbrezza – Rimbaud
O mio Bene! O mio Bello! Fanfara atroce in cui non incespico affatto! Magico cavalletto! Urrà per l’opera inaudita e per il corpo meraviglioso, per la prima volta! La cosa cominciò tra le risa dei fanciulli, e finirà per opera loro. Questo veleno resterà in tutte le nostre vene anche quando, svoltando la fanfara, saremo resi all’antíca disarmonia. (continua…)
Infanzia – Rimbaud
Questo idolo, occhi neri e crine giallo, senza parenti né corte, più nobile della favola, messicano e fiammingo; il suo dominio, azzurro e verzura insolenti, si stende su spiagge nominate, per onde senza vascelli, dai nomi ferocemente greci, slavi, celtici.
Sull’argine della foresta – i fiori di sogno tintinnano, scoppiano, lampeggiano – la fanciulla dalle labbra d’arancio, le ginocchia incrociate nel limpido diluvio che sgorga dai prati, nudità che ombreggiano, attraversano e abbigliano gli arcobaleni, la flora, il mare. (continua…)