Pavese

Pavese
Cesare Pavese nasce a Santo Stefano Belbo, il 9 settembre del 1908 e muore a Torino, il 27 agosto del 1950. Abile traduttore, scrittore e poeta Cesare Pavese con estrema abilità e elevata destrezza seppe distinguersi dalla massa, riuscendo a affermarsi nell'olimpo dei più grandi artisti di tutti i tempi attraverso una rappresentazione sublime e compiuta con incommensurabile e intensa attitudine e inclinazione verso un gusto sofisticato e eccelso dell'arte. Cesare Pavese era figlio di un cancelliere chiamato Eugenio e di Consolina Mesturini, donna benestante appartenente a una ricca famiglia di commercianti. Nonostante una situazione economica appagante, l'infanzia di Cesare Pavese fu accompagnata da una serie di eventi drammatici, come la morte del padre e una salute molto debole della madre, eventi e situazioni tragiche che influirono fortemente nella formazione della personalità del poeta, sia come uomo che come artista.
Saba

Saba
Umberto Saba nasce a Trieste, il 9 marzo del 1883 e muore a Gorizia, il 25 agosto del 1957. Figlio di Felicita Rachele Coen e Ugo Edoardo Poli, Umberto Saba apparteneva a una famiglia nobile di origine veneziana. Il padre dell'artista si convertì per amore alla religione ebraica, la stessa appartenente alla moglie, ma fu costretto a allontanarsi dalla propria famiglia in quanto cittadino italiano e irredentista. L'assenza del padre segnò profondamente l'animo dell'artista, circondandolo da una intensa e profonda malinconia, accentuata dalla presenza costante di una balia slovena, chiamata Gioseffa Gabrovich Schobar, come unica figura presente nella vita dell'artista: una presenza affettuosa e premurosa che riuscì a riempire, anche se non completamente, il vuoto lasciato dall'assenza dell'amore materno, un legame sincero e profondo a tal punto che il primo vero evento traumatico che colpì l'animo sensibile di Umberto Saba, fu la decisione della madre di riaverlo con lei. Purtroppo lo scrittore dimostrò una scarsa predisposizione per lo studio e per l'apprendimento, ostacoli che gli impedirono di portare a termine ogni tipo di studio.
Quasimodo

Quasimodo
Salvatore Quasimodo nasce a Modica, il 20 agosto 1901 e muore a Napoli, il 14 giugno 1968. Figura contraddistinta dalla particolare presenza nel proprio spirito di una vivace e sentita sensibilità artistica, espressa con acuta maestria e ampia saggezza, attraverso una sublime rappresentazione del proprio pensiero mediante l'eleganza raffinata dei propri versi e dei propri scritti. Nato a Modica e figlio di un ferroviere chiamato Gaetano, Salvatore Quasimodo ebbe un'infanzia segnata da continui spostamenti da paese a paese dovuti al lavoro del padre, e a seguito del devastante terremoto che colpì Messina nel 1908 si trasferì in quel luogo, ottenendo inizialmente come abitazione di famiglia proprio la stazione, centro principale in cui il padre svolgeva le mansioni di ferroviere: vicenda che segnò lo spirito sensibile e profondo dell'artista, travolgendo il suo animo in un turbinio di sensazioni dominate prevalentemente da uno stato perenne e incontrastabile di malinconia e di tristezza. Salvatore Quasimodo si dedicò allo studio della matematica e della fisica, presso una scuola specifica che gli offrì l'importante opportunità di effettuare l'accesso alla Facoltà di Ingegneria e di conseguire in seguito anche il diploma. Nel corso della propria maturazione letteraria si occupò della fondazione di un mensile e collaborò con numerosi periodici, non trascurando mai di esprimere il proprio pensiero rendendolo eterno mediante le proprie poesie e perfezionando il proprio percorso di apprendimento, attraverso la conoscenza del latino e del greco.
Pascoli

Pascoli
Giovanni Placido Agostino Pascoli nasce a San Mauro di Romagna, il 31 dicembre 1855 e muore a Bologna, il 6 aprile 1912. Si è contraddistinto nel corso della sua vita per le particolari capacità artistiche, espresse mediante l'impiego di un linguaggio sensibilmente elegante, con il ricorso a rappresentazioni poetiche di sublima raffinatezza, sulla base di versi costruiti con tecnica sublime e pensieri di intenso significato, frutto di una infinita saggezza e di una delicata e particolare conoscenza intellettuale. Giovanni Pascoli, figlio di Caterina Allocatelli Vincenzi e Ruggero Pascoli, nacque a San Mauro di Romagna, in una famiglia di prestigio e economicamente benestante. Ma l'animo del giovane poeta fu presto scosso da un tragico evento: il padre fu ucciso, probabilmente per ragioni politiche. Da quel momento in poi le emozioni e i sentimenti nutriti dall'artista, furono pervasi da un profondo stato di malinconia e tristezza, che rese Giovanni Placido Agostino Pascoli particolarmente attento e sensibile a problemi riguardanti la società, in lui crebbe un profondo sentire verso le ingiustizie e il malessere esistenziale.
D’Annunzio

D'Annunzio
Gabriele D'Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 e muore a Gardone Riviera il 1º marzo 1938. La letteratura italiana ha conosciuto il successo e piena autorevolezza grazie alla profonda eleganza e alla innegabile raffinatezza che Gabriele D'Annunzio ha sempre posto in essere nelle proprie opere, rendendosi una figura preminente e di forte prestigio non solo come scrittore, ma anche come politico. Il suo spirito vivace e vitale rese l'artista il simbolo del Decadentismo, e animò la sua vita con profonda e intensa partecipazione a quelli che possono essere considerati come i principali piaceri della vita umana. La vita privata di Gabriele D'Annunzio fu all'insegna della passione: una profonda enfasi dello spirito e pura esaltazione verso ogni tipo di distrazione, che l'artista viveva con spirito di compiacimento e soddisfazione, esprimendo nelle sue opere la piena esaltazione della delizia e dell'ebbrezza provata con vivo sentimento, acuto e gioioso trasporto. Fu proprio grazie allo spirito libero e alla sofisticata intelligenza che Gabriele D'Annunzio riuscì a creare il suo primo capolavoro "Il piacere" e fu proprio grazie al successo ottenuto che l'artista riuscì a raggiungere fama e popolarità, prestigio e ammirazione, entrando a pieno titolo a far parte del firmamento delle celebrità, come figura che riusciva a rendere vivi i propri sentimenti attraverso l'intensa espressività delle proprie opere.
D’Annunzio ed il tempo
a cura di Giancarlo Petrella
Pochi poeti riesco a trasmettere quello sgomento che qualunque persona sensibile prova di fronte al problema del tempo, e del suo errare eterno. Uno di questi è sicuramente il celebre D’Annunzio. Non posso in poche righe né riassumere le sue infiniti doti di poeta ed esteta, né tanto meno rendergli onore, ma un parere personale posso comunque pronunciarlo. Egli a mio avviso è sicuramente il maggior poeta del novecento, con un stile ricercatissimo sia per la musicalità, che per le metafore e le visioni poetiche, per il linguaggio aulico e sempre raffinato, ove tutto ciò traspare una malinconia individuale. La malinconia è un carattere affine in qualche modo a tutti i grandi artisti vissuti nel fine, ma a differenza di Wilde e Nietzsche, ove il primo vi ironizza ed il secondo tenta atti di eroismo degni di Ercole, D’Annunzio ci regala un artista sensibilissimo, un portavoce di sé stesso, dei suoi pensieri, ed a mio avviso di quello che è l’artista veramente: un uomo che lavora per sé, ed in questo per sé racchiude gli altri.
Ungaretti

Ungaretti
Giuseppe Ungaretti nasce a Alessandria d'Egitto l'8 febbraio 1888 e muore a Milano il 1° giugno 1970, e si è distinto durante la sua vita per la sua elevata importanza e grande celebrità come scrittore e poeta. L'enorme passione per la scrittura e la poesia riuscì a esprimersi in Giuseppe Ungaretti attraverso impetuoso spirito creativo e grazie alle sue somme abilità e capacità , in grado di trasmettere il suo insigne e autorevole pensiero e rappresentare le sue innumerevoli conoscenze e tutta la sua enorme saggezza. Giuseppe Ungaretti nacque a Moharrem Bey, quartiere situato alla periferia e individuato a Alessandria d'Egitto, una delle più importanti città dell'Egitto. Le origini del poeta erano umili: il padre era operaio e la madre, rimasta vedova, portò avanti la conduzione di un forno che, grazie a esigui guadagni gli consentì di garantire al figlio educazione e istruzione adeguate, in una delle scuole più facoltose della città. Grazie alla conoscenza di figure rilevanti che avvicinarono il suo animo al mondo poetico, la passione per la poesia e per la scrittura divenne sempre più importante e sentita in Giuseppe Ungaretti, e fu certamente fomentata dalla forte influenza che ebbe in lui la conoscenza della letteratura francese e della letteratura italiana. Si dedicò alla professione di corrispondente commerciale e si dedicò a tempo pieno a approfonditi studi universitari.
Pasolini

Pasolini
Scrittore, poeta, giornalista, sceneggiatore, regista, pittore: Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 - Roma, 1975) era davvero un intellettuale a tutto tondo, per questo è internazionalmente ritenuto uno dei più importanti uomini di cultura italiani del secolo scorso. Un uomo amato e odiato: acuto osservatore della realtà, assai critico nei confronti della società in cui viveva, tramite i suoi libri e i suoi film esprimeva giudizi scomodi e radicali, suscitando reazioni contrastanti e dibattiti aspri. Ciò che lo infastidiva e lo rattristava maggiormente era la progressiva acquisizione, da parte dei connazionali, dei tratti e delle abitudini borghesi: la nazione, raggiunto il benessere economico, si era gettata a capo fitto alla rincorsa del successo, del denaro, del consumo eccessivo e senza regole.
Gli anni della grande espansione erano stati anche teatro di straordinarie trasformazioni degli stili di vita, del linguaggio e dei costumi degli italiani: infatti venne progressivamente meno la dimensione del mondo popolare, fin dagli esordi fonte di ispirazione per Pasolini (basti pensare ai suoi romanzi, Ragazzi di vita e Una vita violenta) , in quanto i sottoproletari si erano trasformati in piccolo-borghesi che avevano assunto le caratteristiche della classe che egli aveva sempre odiato. In un’intervista del 1967 affermò:
Montale

Montale
“Le mie poesie sono funghi nati spontaneamente in un bosco; sono stati raccolti, mangiati”: ecco come Eugenio Montale (Genova 1896 - Milano 1981) descrive i propri componimenti. Spontaneità, prima di tutto; che non contrasta però la sua solida cultura, gli incontri e gli scambi d’opinioni con grandi intellettuali della sua epoca, i letterati da lui amati: Ezra Pound, Sergio Solmi, Bobi Bazlen Italo Svevo, Umberto Saba, Eliot e Baudelaire.
La poetica di Montale è quella del negativo: Montale indaga l’uomo e ne descrive l’isolamento nel mondo, la sconfitta e la disillusione, la scoperta dei limiti oltre il quale non può spingersi, nemmeno con lo sguardo. La vita è paragonata a “una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”: e non è una condizione personale ma generale, che accumuna tutti gli uomini. È il “male di vivere”, è quel senso di angoscia che tocca l’uomo moderno, poiché si sente come abbandonato, privo di significato in un mondo ormai destituito di qualsiasi senso o valore.
Certo è che Montale non opta per un’accettazione passiva e rassegnata di questa situazione di crisi: non può evitare di credere che «la vita deve, in qualche modo, avere un significato». Per questo la sua poesia non si arresta dinnanzi all’ignoto, ma anzi è una ricerca spasmodica e ininterrotta di un senso che pare perennemente sfuggire alla portata degli uomini. C’è bisogno di scovare il varco che conduce verso il mondo vero, autentico, che la vita quotidiana nasconde.
La sua poetica si esprime in un linguaggio mutuato dai crepuscolari, ma ripreso in maniera originale: quelli di Montale sono versi incisivi, compatti, a tratti impressionisti, fatti di onomatopee, allitterazioni, assonanze e tecnicismi.