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	<title>Cultura Poetica &#187; poesia italiana del 900</title>
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		<title>Pavese</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 20:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 219px"><img title="Pavese" src="http://www.culturapoetica.com/pavese.jpg" alt="Pavese" width="209" height="239" /><p class="wp-caption-text">Pavese</p></div>
<p>Cesare Pavese nasce a Santo Stefano Belbo, il 9 settembre del 1908 e muore a Torino, il 27 agosto del 1950. Abile traduttore, scrittore e poeta Cesare Pavese con estrema abilità e elevata destrezza seppe distinguersi dalla massa, riuscendo a affermarsi nell'olimpo dei più grandi artisti di tutti i tempi attraverso una rappresentazione sublime e compiuta con incommensurabile e intensa attitudine e inclinazione verso un gusto sofisticato e eccelso dell'arte. Cesare Pavese era figlio di un cancelliere chiamato Eugenio e di  Consolina Mesturini, donna benestante appartenente a una ricca famiglia di commercianti. Nonostante una situazione economica appagante, l'infanzia di Cesare Pavese fu accompagnata da una serie di eventi drammatici, come la morte del padre e una salute molto debole della madre, eventi e situazioni tragiche che influirono fortemente nella formazione della personalità del poeta, sia come uomo che come artista. <span id="more-476"></span>Fu la madre a occuparsi con rigidità, disciplina e controllo dell'educazione dei figli, consentendo al giovane Cesare Pavese di seguire un corso di studio presso il liceo D'Azeglio. La vita sentimentale del poeta fu segnata dalla fine dell'intenso rapporto di amore con l'attrice di origine americana Constance Dowling, l'ennesima delusione esistenziale per il famoso artista che, spinto dalla più cupa e tragica delle depressioni, fu indotto al suicidio nell'agosto del 1950: la morte di Cesare Pavese fu provocata dall'assunzione di una grande quantità di sonnifero. Il corpo senza vita del traduttore, scrittore e poeta fu trovato in una camera di albergo. Riportiamo di seguito le opere più importanti create da un poeta le cui abilità artistiche furono sopraffatte e oscurate da un malessere interiore che non riuscì mai a abbandonarne l'animo: Poesie giovanili, Lavorare stanca, Notte di festa, Il carcere, Paesi tuoi, La bella estate, La spiaggia, Feria d'agosto, Racconti, La terra e la morte, Dialoghi con Leucò, Fuoco grande, Il compagno, La casa in collina, Il diavolo sulle colline, Tra donne sole, La luna e i falò, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, Il diavolo sulle colline - Gioventù crudele, La letteratura americana e altri saggi, Il mestiere di vivere.</p>
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		<title>Saba</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 12:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 183px"><img title="Saba" src="http://www.culturapoetica.com/saba.jpg" alt="Saba" width="173" height="227" /><p class="wp-caption-text">Saba</p></div>
<p>Umberto Saba nasce a Trieste, il 9 marzo del 1883 e muore a Gorizia, il 25 agosto del 1957. Figlio di Felicita Rachele Coen e Ugo Edoardo Poli, Umberto Saba apparteneva a una famiglia nobile di origine veneziana. Il padre dell'artista si convertì per amore alla religione ebraica, la stessa appartenente alla moglie, ma fu costretto a allontanarsi dalla propria famiglia in quanto cittadino italiano e irredentista. L'assenza del padre segnò profondamente l'animo dell'artista, circondandolo da una intensa e profonda malinconia, accentuata dalla presenza costante di una balia slovena, chiamata Gioseffa Gabrovich Schobar, come unica figura presente nella vita dell'artista: una presenza affettuosa e premurosa che riuscì a riempire, anche se non completamente, il vuoto lasciato dall'assenza dell'amore materno, un legame sincero e profondo a tal punto che il primo vero evento traumatico che colpì l'animo sensibile di Umberto Saba, fu la decisione della madre di riaverlo con lei. Purtroppo lo scrittore dimostrò una scarsa predisposizione per lo studio e per l'apprendimento, ostacoli che gli impedirono di portare a termine ogni tipo di studio.<span id="more-453"></span> La vita sentimentale di Umberto Saba fu contraddistinta dal matrimonio con Carolina Wölfler, fonte di ispirazione in molte delle sue opere, anche se l'unione fu infelice in quanto segnata dal tradimento della moglie. Lo scrittore riuscì a superare i periodi bui e tristi della propria vita solo attraverso il sostegno di uno psicanalista, che contribuì a esaminare il periodo di infanzia dell'artista e il ruolo materno della balia. Riportiamo di seguito le opere più importanti di Umberto Saba: Coi miei occhi, La serena disperazione, L'amorosa spina, Preludio e canzonette, Figure e canti,<br />
L'Uomo, Preludio e fughe, Tre poesie alla mia balia, Ammonizione ed altre poesie, Tre composizioni, Ultime cose, Il Canzoniere, Mediterranee, Uccelli, Goal, Scorciatoie e raccontini, Storia e Cronistoria del Canzoniere, Ricordi. Racconti 1910-1947, Epigrafe.Ultime prose, Quel che resta da fare ai poeti, Il vecchio e il giovane, Lettere ad una amica. Settantaquattro lettere a Nora Baldi, Saba, Svevo, Comisso, Lettere inedite, L'adolescenza del Canzoniere e undici lettere, Amicizia, Lettere a un amico vescovo,<br />
La spada d'amore. Lettere scelte 1902-1957, Atroce paese che amo, Lettere famigliari, Lettere a Sandro Penna 1929-1940.</p>
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		<title>Quasimodo</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 11:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Salvatore Quasimodo nasce a Modica, il 20 agosto 1901 e muore a Napoli, il 14 giugno 1968. Figura contraddistinta dalla particolare presenza nel proprio spirito di una vivace e sentita sensibilità artistica, espressa con acuta maestria e ampia saggezza, attraverso una sublime rappresentazione del proprio pensiero mediante l'eleganza raffinata dei propri versi e dei propri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><img class=" " title="Quasimodo" src="http://www.culturapoetica.com/quasimodo.jpg" alt="Quasimo" width="240" height="326" /><p class="wp-caption-text">Quasimodo</p></div>
<p>Salvatore Quasimodo nasce a Modica, il 20 agosto 1901 e muore a Napoli, il 14 giugno 1968. Figura contraddistinta dalla particolare presenza nel proprio spirito di una vivace e sentita sensibilità artistica, espressa con acuta maestria e ampia saggezza, attraverso una sublime rappresentazione del proprio pensiero mediante l'eleganza raffinata dei propri versi e dei propri scritti. Nato a Modica e figlio di un ferroviere chiamato Gaetano, Salvatore Quasimodo ebbe un'infanzia segnata da continui spostamenti da paese a paese dovuti al lavoro del padre, e a seguito del devastante terremoto che colpì Messina nel 1908 si trasferì in quel luogo, ottenendo inizialmente come abitazione di famiglia proprio la stazione, centro principale in cui il padre svolgeva le mansioni di ferroviere: vicenda che segnò lo spirito sensibile e profondo dell'artista, travolgendo il suo animo in un turbinio di sensazioni dominate prevalentemente da uno stato perenne e incontrastabile di malinconia e di tristezza. Salvatore Quasimodo si dedicò allo studio della matematica e della fisica, presso una scuola specifica che gli offrì l'importante opportunità di effettuare l'accesso alla Facoltà di Ingegneria e di conseguire in seguito anche il diploma. Nel corso della propria maturazione letteraria si occupò della fondazione di un mensile e collaborò con numerosi periodici, non trascurando mai di esprimere il proprio pensiero rendendolo eterno mediante le proprie poesie e perfezionando il proprio percorso di apprendimento, attraverso la conoscenza del latino e del greco. <span id="more-393"></span>L'impegno assunto con ferma intenzione e la profonda propensione alla acquisizione necessaria diretta al raggiungimento di una sapiente cultura e una intensa e inconfondibile capacità artistica presenti in Salvatore Quasimodo, ebbero ampio riconoscimento con l'attribuzione di diversi meriti: nel 1950 il poeta ottenne il Premio San Babila, nel 1953 il premio Etna-Taormina, nel 1958 il premio Viareggio e nel 1959 il premio Nobel per la letteratura e le lauree honoris causa ottenute dalla Università di Messina e da quella di Oxford, onori che consentirono al poeta il meritato ingresso nell'olimpo dei più grandi artisti al mondo. Nel 1968 un ictus portò alla morte Salvatore Quasimodo, il cui corpo fu condotto nel Cimitero Monumentale di Milano. Riportiamo di seguito le opere più importanti di Salvatore Quasimodo: Acque e terre, Oboe sommerso, Erato e Apòllìon, Poesie, Lirici Greci, Ed è subito sera, Con il piede straniero sopra il cuore, Giorno dopo giorno, La vita non è sogno, Il falso e vero verde, Il fiore delle "Georgiche", La terra impareggiabile, Il poeta e il politico e altri saggi, Dare e avere, Leonida di Taranto, Alle fronde dei salici.</p>
<p><a href="http://www.culturapoetica.com/poesie/category/quasimodo" target="_blank">Poesie</a></p>
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		<title>Pascoli</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 10:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 286px"><img title="Pascoli" src="http://www.culturapoetica.com/pascoli.jpg" alt="Pascoli" width="276" height="269" /><p class="wp-caption-text">Pascoli</p></div>
<p>Giovanni Placido Agostino Pascoli nasce a San Mauro di Romagna, il 31 dicembre 1855 e muore a Bologna, il 6 aprile 1912. Si è contraddistinto nel corso della sua vita per le particolari capacità artistiche, espresse mediante l'impiego di un linguaggio sensibilmente elegante, con il ricorso a rappresentazioni poetiche di sublima raffinatezza, sulla base di versi costruiti con tecnica sublime e pensieri di intenso significato, frutto di una infinita saggezza e di una delicata e particolare conoscenza intellettuale. Giovanni Pascoli, figlio di Caterina Allocatelli Vincenzi e Ruggero Pascoli, nacque a San Mauro di Romagna, in una famiglia di prestigio e economicamente benestante. Ma l'animo del giovane poeta fu presto scosso da un tragico evento: il padre fu ucciso, probabilmente per ragioni politiche. Da quel momento in poi le emozioni e i sentimenti nutriti dall'artista, furono pervasi da un profondo stato di malinconia e tristezza, che rese Giovanni Placido Agostino Pascoli particolarmente attento e sensibile a problemi riguardanti la società, in lui crebbe un profondo sentire verso le ingiustizie e il malessere esistenziale.<span id="more-366"></span> Giovanni Placido Agostino Pascoli seguì un corso di studi presso il liceo classico Giulio Cesare a Rimini, dove si trasferì a seguito della morte del fratello Luigi e conseguita finalmente la laurea, decise di intraprendere la strada dell'insegnamento presso alcuni licei nelle materie di greco e latino. Giovanni Placido Agostino Pascoli dopo essere stato colpito da cirrosi epatica, per eccessivo consumo di alcolici, morì nel 1912 per un cancro al fegato. Riportiamo di seguito le opere più importanti create da Giovanni Placido Agostino Pascoli: Myricae, Iugurtha, Il fanciullino, Poemetti, Minerva oscura, Canti di Castelvecchio, Myricae, Miei scritti di varia umanità, Primi poemetti, Poemi conviviali, Odi e Inni, Canti di Castelvecchio, Pensieri e discorsi, Nuovi poemetti, Canzoni di re Enzio, Poemi italici, Poemi del Risorgimento, Carmina, La grande proletaria si è mossa, Poesie varie. Numerose sono state anche le opere in latino: Veianius, Phidyle, Laureolus, Castanea, Cena in Caudiano Nervae, Iugurta, Centurio, Paedagogium, Fanum Apollinis, Rufius Crispinus, Ultima linea, Ecloga XI sive Ovis Pecularis, Pomponia Graecina, Fanum Vacunae, Thallusa. Concludiamo riportando una breve ma significativa espressione, rappresentata da Giovanni Placido Agostino Pascoli nella celebre opera Il fanciullino: « Il poeta è poeta, non oratore o predicatore, non filosofo, non istorico, non maestro, non tribuno o demagogo, non uomo di stato o di corte. E nemmeno è, sia con pace del maestro Giosuè Carducci, un artiere che foggi spada e scudi e vomeri; e nemmeno, con pace di tanti altri, un artista che nielli e ceselli l'oro che altri gli porga. A costituire il poeta vale infinitamente più il suo sentimento e la sua visione, che il modo col quale agli altri trasmette l'uno e l'altra. »</p>
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		<title>D&#8217;Annunzio</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 12:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gabriele D'Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 e muore a Gardone Riviera il 1º marzo 1938. La letteratura italiana ha conosciuto il successo e piena autorevolezza grazie alla profonda eleganza e alla innegabile raffinatezza che Gabriele D'Annunzio ha sempre posto in essere nelle proprie opere, rendendosi una figura preminente e di forte prestigio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 239px"><img title="DAnnunzio" src="http://www.culturapoetica.com/annunzio.jpg" alt="DAnnunzio" width="229" height="320" /><p class="wp-caption-text">D&#39;Annunzio</p></div>
<p>Gabriele D'Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 e muore a Gardone Riviera il 1º marzo 1938. La letteratura italiana ha conosciuto il successo e piena autorevolezza grazie alla profonda eleganza e alla innegabile raffinatezza che Gabriele D'Annunzio ha sempre posto in essere nelle proprie opere, rendendosi una figura preminente e di forte prestigio non solo come scrittore, ma anche come politico. Il suo spirito vivace e vitale rese l'artista il simbolo del  Decadentismo, e animò la sua vita con profonda e intensa partecipazione a quelli che possono essere considerati come i principali piaceri della vita umana. La vita privata di Gabriele D'Annunzio fu all'insegna della passione: una profonda enfasi dello spirito e pura esaltazione verso ogni tipo di distrazione, che l'artista viveva con spirito di compiacimento e soddisfazione, esprimendo nelle sue opere la piena esaltazione della delizia e dell'ebbrezza provata con vivo sentimento, acuto e gioioso trasporto. Fu proprio grazie allo spirito libero e alla sofisticata intelligenza che Gabriele D'Annunzio riuscì a creare il suo primo capolavoro "Il piacere" e fu proprio grazie al successo ottenuto che l'artista riuscì a raggiungere fama e popolarità, prestigio e ammirazione, entrando a pieno titolo a far parte del firmamento delle celebrità, come figura che riusciva a rendere vivi i propri sentimenti attraverso l'intensa espressività delle proprie opere. <span id="more-248"></span>Gabriele D'Annunzio morì per emorragia cerebrale nella sua casa nel 1938, dopo aver vissuto una vita contraddistinta da profonde passioni e grande amore per le donne. Fra le opere più importanti e conosciute di Gabriele D'Annunzio ricordiamo: Il piacere, L'innocente, Le vergini delle rocce, Forse che sì forse che no, Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi , Le cento e cento e cento pagine del libro segreto di Gabriele D'Annunzio tentato di morire e La fiaccola sotto il moggio.</p>
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		<title>D&#8217;Annunzio ed il tempo</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 13:18:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[a cura di Giancarlo Petrella
Pochi poeti riesco a trasmettere quello sgomento che qualunque persona sensibile prova di fronte al problema del tempo, e del suo errare eterno. Uno di questi è sicuramente il celebre D’Annunzio. Non posso in poche righe né riassumere le sue infiniti doti di poeta ed esteta, né tanto meno rendergli onore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.culturapoetica.com/sabbia.jpg" alt="" width="367" height="244" /><em>a cura di Giancarlo Petrella</em></p>
<p>Pochi poeti riesco a trasmettere quello sgomento che qualunque persona sensibile prova di fronte al problema del tempo, e del suo errare eterno. Uno di questi è sicuramente il celebre D’Annunzio. Non posso in poche righe né riassumere le sue infiniti doti di poeta ed esteta, né tanto meno rendergli onore, ma un parere personale posso comunque pronunciarlo. Egli a mio avviso è sicuramente il maggior poeta del novecento, con un stile ricercatissimo sia per la musicalità, che per le metafore e le visioni poetiche, per il linguaggio aulico e sempre raffinato, ove tutto ciò traspare una malinconia individuale. La malinconia è un carattere affine in qualche modo a tutti i grandi artisti vissuti nel fine, ma a differenza di Wilde e Nietzsche, ove il primo vi ironizza ed il secondo tenta atti di eroismo degni di Ercole, D’Annunzio ci regala un artista sensibilissimo, un portavoce di sé stesso, dei suoi pensieri, ed a mio avviso di quello che è l’artista veramente: un uomo che lavora per sé, ed in questo per sé racchiude gli altri.<span id="more-238"></span><br />
La poesia che propongo oggi di leggere è un madrigale, composizione dove l’estro compositivo del maestro è sicuramente senza rivali. Questa poesia fa parte dell’Alcione, una raccolta di ottantotto componimenti segnati da metrica diversa e dai contenuti più svariati, ma che si presentato al lettore con una logica di fondo. Infatti l’opera può essere sia letta dall’inizio alla fine, seguendo il percorso dell’autore, e sia svogliando le pagine a caso, come faceva il Petrarca con le confessioni di Agostino.<br />
Il motivo della fuga del tempo è fondamentale per l’ultima parte dell’Alcione, l’addio alla vita estiva è un sentimento molto presente. Il poeta nell’istante in cui fa scorrere la sabbia attraverso il cavo della sua mano, è colto dà una sensazione di fugacità del tempo, l’estate ormai in qualche modo è finita e dà il ben venuto all’autunno. Nella sua mano passa dunque il tempo, ed è il suo cuore che scandisce questo trascorrere, mentre tutto ciò che gli è intorno, ovvero quei numerosi steli d’erba vicino alle spiagge, paiono come meridiane, ma c’è anche una sensazione di vacuità della vita stessa. È dunque la mano è una clessidra, ed il cuore un contatore. Le prime terzine fungono da descrizione, la quartine invece è un momento di descrizione soggettiva.<br />
Non voglio fare una parafrasi che in qualche modo sminuirebbe la poesia stessa, ma presento al lettore solo la poesia, senza altre parole:</p>
<p><em>Come scorrea la calda sabbia lieve<br />
Per entro il cavo della mano in ozio,<br />
Il cor sentì che il giorno era più breve.</em></p>
<p><em>E un’ansia repentina il cor m’assalse<br />
Per l’appressar dell’umido equinozio<br />
Che offusca l’oro delle piagge salse.</em></p>
<p><em>Alla sabbia del Tempo urna la mano<br />
Era, clessidra il cor mio palpitante,<br />
L’ombra crescente d’ogni stelo vano<br />
Quasi ombra d’ago in tacito quadrante. </em></p>
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		<title>Ungaretti</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 09:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[poesia italiana del 900]]></category>
		<category><![CDATA[Ungaretti]]></category>

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		<description><![CDATA[Giuseppe Ungaretti nasce a Alessandria d'Egitto l'8 febbraio 1888 e muore a Milano il 1° giugno 1970, e si è distinto durante la sua vita per la sua elevata importanza e grande celebrità come scrittore e poeta. L'enorme passione per la scrittura e la poesia riuscì a esprimersi in Giuseppe Ungaretti attraverso impetuoso spirito creativo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 226px"><img title="Ungaretti" src="http://www.culturapoetica.com/ungaretti.jpg" alt="Ungaretti" width="216" height="169" /><p class="wp-caption-text">Ungaretti</p></div>
<p>Giuseppe Ungaretti nasce a Alessandria d'Egitto l'8 febbraio 1888 e muore a Milano il 1° giugno 1970, e si è distinto durante la sua vita per la sua elevata importanza e grande celebrità come scrittore e poeta. L'enorme passione per la scrittura e la poesia riuscì a esprimersi in Giuseppe Ungaretti attraverso impetuoso spirito creativo e grazie alle sue somme abilità e capacità , in grado di trasmettere il suo insigne e autorevole pensiero e rappresentare le sue innumerevoli conoscenze e tutta la sua enorme saggezza. Giuseppe Ungaretti nacque a Moharrem Bey, quartiere situato alla periferia e individuato a Alessandria d'Egitto, una delle più importanti città dell'Egitto. Le origini del poeta erano umili: il padre era operaio e la madre, rimasta vedova, portò avanti la conduzione di un forno che, grazie a esigui guadagni gli consentì di garantire al figlio educazione e istruzione adeguate, in una delle scuole più facoltose della città. Grazie alla conoscenza di figure rilevanti che avvicinarono il suo animo al mondo poetico, la passione per la poesia e per la scrittura divenne sempre più importante e sentita in Giuseppe Ungaretti, e fu certamente fomentata dalla forte influenza che ebbe in lui la conoscenza della letteratura francese e della letteratura italiana. Si dedicò alla professione di corrispondente commerciale e si dedicò a tempo pieno a approfonditi studi universitari. <span id="more-229"></span>Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914, Giuseppe Ungaretti si arruolò come volontario e combatté sempre a sostegno di principi diretti all'intervento senza esitazione. Con la conclusione della guerra il poeta decise di rimanere a Parigi e di collaborare per un giornale: Il Popolo d'Italia, e grazie a queste sue esperienze, le sue conoscenze e il suo sapere aumentavano di pari passo con la sua autorevolezza, fama e celebrità sorta per la sua sempre apprezzata professionalità. Il poeta nel 1920 sposò  Jeanne Dupoixe ebbe due figli e proprio la morte di suo figlio minore Antonietto, sarà per lui fonte di estremo dolore e sofferenza. Giuseppe Ungaretti morì a Milano per broncopolmonite e fu sepolto accanto alla moglie. Giuseppe Ungaretti seppe esprimere la sua arte e trasmettere le innumerevoli esperienze da lui vissute, attraverso un vivace spirito innovativo e profonde capacità artistiche nel manifestare e nel rappresentare le sue somme conoscenze e il suo ineguagliabile sapere. Fra le sue poesie ricordiamo: Sentimento del Tempo, Allegria di naufragi e L'Allegria.</p>
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		<title>Pasolini</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 10:38:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poeti]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 177px"><img title="Pasolini" src="http://www.culturapoetica.com/pasolini.jpg" alt="Pasolini" width="167" height="241" /><p class="wp-caption-text">Pasolini</p></div>
<p>Scrittore, poeta, giornalista, sceneggiatore, regista, pittore: Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 - Roma, 1975) era davvero un intellettuale a tutto tondo, per questo è internazionalmente ritenuto uno dei più importanti uomini di cultura italiani  del secolo scorso. Un uomo amato e odiato: acuto osservatore della realtà, assai critico nei confronti della società in cui viveva, tramite i suoi libri e i suoi film esprimeva giudizi scomodi e radicali, suscitando reazioni contrastanti e dibattiti aspri. Ciò che lo infastidiva e lo rattristava maggiormente era la progressiva acquisizione, da parte dei connazionali, dei tratti e delle abitudini borghesi: la nazione, raggiunto il benessere economico, si era gettata a capo fitto alla rincorsa del successo, del denaro, del consumo eccessivo e senza regole.<br />
Gli anni della grande espansione erano stati anche teatro di straordinarie trasformazioni degli stili di vita, del linguaggio e dei costumi degli italiani: infatti venne progressivamente meno la dimensione del mondo popolare, fin dagli esordi fonte di ispirazione per Pasolini (basti pensare ai suoi romanzi, Ragazzi di vita e Una vita violenta) , in quanto i sottoproletari si erano trasformati in piccolo-borghesi che avevano assunto le caratteristiche della classe che egli aveva sempre odiato. In un’intervista del 1967 affermò: <span id="more-169"></span>“La realtà che prima mi interessava, intendo dire il sottoproletariato romano delle borgate, sta cambiando rapidamente, non lo riconosco più. Il sottoproletariato romano che prima era solo esistenzialmente reale, ma non aveva una realtà storica, sta diventando una frazione del Terzo Mondo”.<br />
Il Paese che con la purezza del mondo contadino e degli abitanti delle borgate romane aveva nutrito l’apprendistato poetico ed esistenziale del poeta di Casarsa, si presentava mostruoso ed irriconoscibile agli occhi di chi, come Pasolini, lo aveva amato in maniera assoluta. Oramai non rimaneva più nulla delle classi popolari e del loro mondo, irrimediabilmente spazzato via dalla nuova civiltà capitalistica: era avvenuta una vera e propria mutazione antropologica consistente nella scomparsa repentina della cultura sottoproletaria (intesa come insieme di dialetti, credenze, abitudini, superstizioni, comportamenti), assimilata dalla subcultura della classe-massa.<br />
Pasolini ha rivoluzionato il ruolo di intellettuale impegnato: autonomo e scomodo, marxista, antifascista, proletario, omosessuale, ha subìto a lungo la condizione di emarginazione tipica di chi non scende mai a compromessi.<br />
Fu censurato; condannato; criticato; deriso; infine assassinato ad Ostia a poco più di cinquant’anni: con lui l’Italia ha forse perduto l’ultimo vero grande pensatore indipendente da tutto e da tutti. Pier Paolo Pasolini ha lasciato alla società italiana un debito che difficilmente verrà saldato.</p>
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		<title>Montale</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 15:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[letteratura italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[“Le mie poesie sono funghi nati spontaneamente in un bosco; sono stati raccolti, mangiati”: ecco come Eugenio Montale (Genova 1896 - Milano 1981) descrive i propri componimenti. Spontaneità, prima di tutto; che non contrasta però la sua solida cultura, gli incontri e gli scambi d’opinioni con grandi intellettuali della sua epoca, i letterati da lui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 203px"><img title="Montale" src="http://www.culturapoetica.com/montale.jpg" alt="Montale" width="193" height="330" /><p class="wp-caption-text">Montale</p></div>
<p><em>“Le mie poesie sono funghi nati spontaneamente in un bosco; sono stati raccolti, mangiati”:</em> ecco come Eugenio Montale (Genova 1896 - Milano 1981) descrive i propri componimenti. Spontaneità, prima di tutto; che non contrasta però la sua solida cultura, gli incontri e gli scambi d’opinioni con grandi intellettuali della sua epoca, i letterati da lui amati: Ezra Pound, Sergio Solmi, Bobi Bazlen Italo Svevo, Umberto Saba, Eliot e Baudelaire.</p>
<p>La poetica di Montale è quella del negativo:  Montale indaga l’uomo e ne descrive l’isolamento nel mondo, la sconfitta e la disillusione, la scoperta dei limiti oltre il quale non può spingersi, nemmeno con lo sguardo. La vita è paragonata a <em>“una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”:</em> e non è una condizione personale ma generale, che accumuna tutti gli uomini. È il “male di vivere”, è quel senso di angoscia che tocca l’uomo moderno, poiché si sente come abbandonato, privo di significato in un mondo ormai destituito di qualsiasi senso o valore.</p>
<p>Certo è che Montale non opta per un’accettazione passiva e rassegnata di questa situazione di crisi: non può evitare di credere che «la vita deve, in qualche modo, avere un significato». Per questo la sua poesia non si arresta dinnanzi all’ignoto, ma anzi è una ricerca spasmodica e ininterrotta di un senso che pare perennemente sfuggire alla portata degli uomini. C’è bisogno di scovare il varco che conduce verso il mondo vero, autentico, che la vita quotidiana nasconde.</p>
<p>La sua poetica si esprime in un linguaggio mutuato dai crepuscolari, ma ripreso in maniera originale: quelli di Montale sono versi  incisivi, compatti, a tratti impressionisti, fatti di onomatopee, allitterazioni, assonanze e tecnicismi.<span id="more-60"></span></p>
<p>La poetica dell’oggetto, così è stata chiamata la poesia del poeta: perché descrive situazioni precise, fotografie di istanti di vita singoli e irripetibili, immagini di oggetti colti nella loro concretezza fisica, solida: tramite essi si materializzano idee, sensazioni ed emozioni. La voce di Montale è immersa nel paesaggio, nella vita quotidiana, eppure non ne partecipa direttamente: preferisce interrogarla, scrutarne tutti i segni, le forme, i suoni, i movimenti, per quanto minimi, quasi impercettibili. Ogni cosa si trasfigura in simbolo. Montale riprende da Eliot l’idea del correlativo oggettivo: esprimere le emozioni non tanto attraverso le parole, ma affidandole agli oggetti:</p>
<p><em>Spesso il male di vivere ho incontrato:<br />
era il rivo strozzato che gorgoglia,<br />
era l'incartocciarsi della foglia<br />
riarsa, era il cavallo stramazzato.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>«È ancora possibile la poesia? In un mondo nel quale il benessere è assimilabile alla disperazione e l’arte, ormai diventata bene di consumo, ha perso la sua essenza primaria?».</em> Queste le domande rivolte al pubblico -ma soprattutto a se stesso- durante la consegna del premio Nobel per la Letteratura, all’Accademia di Svezia, il 12 dicembre del 1975. E con queste parole confermò il significato morale del suo lungo lavoro poetico.</p>
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