Proust

Proust
Joyce sosteneva, pur non avendo compreso la reale grandezza delle Recherche du temps perdu, vedendole ancora come un’espressione di sentimenti decadentisti aristocratici, che lo stile di Proust indichi l’impercettibile, ma presente ed inesorabile, erosione del tempo, leitmotiv della sua opera. È da notare come, nell’inizio del novecento, il tempo sia uno dei temi, insieme al linguaggio, più largamente discussi e diffusi (si veda, ad esempio, le teorie della relatività di Einstein o l’Essere e Tempo di Heidegger). Tuttavia, in maniera forse più perentoria, Proust riesce a parlarne, in un modo che sfugga da un lato dalla semplice oggettivazione spaziale del tempo, e dall’altro da poderose speculazioni, che sembrano più cristalli elegantissimi che reali certezze. Forse esprimendo il proprio mondo, si può comprendere il tempo come autentico percepire il tempo, non come speculazione, o ipotesi puramente scientifica.