Valery

Valery
L'oggetto essenziale della mente, è la mente stessa; questo concetto sarà il cardine, che a partire da Poe e Baudelaire, diverrà il principio dominante della sensibilità poetica. Ciò non deve far pensare ad annullamento, in termini idealistici, di una realtà empirica, quanto che ciò che realmente interessa lo spirito è lo spirito stesso. Il mito di Narciso che mira se stesso; e che in questo mirarsi trova il suo inevitabile pericolo, mostra la realtà stessa di tale concetto. Si avrà così la scienza che studia, in maniera più assidua rispetto al passato, i suoi procedimenti; il linguaggio che studia se stesso come ente a sé. La letteratura, così, come altre attività dello spirito, diviene sempre più un fare letteratura: un cantiere continuo. E se ciò, nella prosa, avrà come massimo emblema, probabilmente Proust, in poesia si avrà Valéry, che fa della poesia l'oggetto stesso del poetico.
Accade, dunque, che tutto ciò che la mente crea, analizza, immagina, non sarà altro che la mente stessa; così avviene che tale attività, sia più importante del risultato: l’attività produttiva è più importante del prodotto stesso. Il testo avrà la particolarità di essere come un’ombra di tale attività, uno specchio soffuso dalla nebbia, ove di dietro vi è un mare di creazioni.