Cultura Poetica L'anima dell'uomo è poesia

Voltaire

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Voltaire (vero nome François-Marie Arouet Le Jeune), nacque in Francia nel 1649 da una famiglia borghese; destinato alla carriera forense, presto abbandonò gli studi di giurisprudenza per dedicare la sua vita alla scrittura. Ciò provocò la rottura nei rapporti con il padre, che mal sopportava che il suo ragazzo coltivasse la vocazione poetica e frequentasse circoli di artisti libertini. A seguito di ciò Voltaire prese il suo nome d’arte e cominciò a presentarsi come “figlio illegittimo”.

Voltaire fu uno scrittore fecondo e grande sperimentatore: si cimentò in molti generi letterari differenti. In lui convivono diverse anime: Voltaire letterato, storico, filosofo, politico, romanziere e poeta.

Trasferitosi in Inghilterra, resta affascinato da questa nazione, e comprende l’arretratezza politica, scientifica e filosofica della Francia; conosce Berkley, Clarke, Swift, Pope, Locke e Newton, da cui prende l’idea del meccanicismo della natura e quella dell’impossibilità di dimostrare l’esistenza di Dio. Il frutto di questa fondamentale esperienza fu la pubblicazione delle Lettere Filosofiche o Lettere sugli inglesi. Esse incitavano la classe media, la borghesia, a premere perché fosse riconosciuto il suo posto nello Stato; il Parlamento di Parigi ordinò subito di bruciarle pubblicamente, definendola "scandalose, contrarie alla religione, alla morale, al rispetto per l'autorità".

Partito da un moderato ottimismo che concepisce la realtà dotata di un ordine riconoscibile, Voltaire approda col tempo a un sostanziale pessimismo. Il romanzo Candido, forse l’opera più famosa, maschera dietro una storia avventurosa e stravagante un acuto saggio filosofico: l’autore muove severe critiche alla società in cui vive.

Lo scopo è quello di confutare le dottrine ottimistiche, come quella leibniziana: secondo Voltaire tutto ciò che accade ha una motivazione e uno scopo, che l’uomo deve individuare e comprendere. L’ottimismo è negativo, poiché porta le persone a non impegnarsi in alcun modo per migliorare la loro condizione personale e quella della società.

Il pensiero dell’autore incarna dunque lo spirito illuministico della sua epoca: è la razionalità che deve stare alla base di una nuova società, un mondo migliore, più giusto, nel quale il fine è il bene dell’uomo.

Un contributo rilevante è dato da Voltaire anche per quanto riguarda la riflessione storica: studiando la storia dell’umanità è evidente il graduale processo di incivilimento a cui è andata incontro, a partire dalla condizione di primitivo fino al raggiungimento della civiltà. Ma il progresso non è continuo ed ininterrotto, conosce botte d’arresto, improvvise involuzioni. Nonostante la permanenza di alcuni pregiudizi storici, Voltaire contribuisce così alla rivalutazione delle discipline storiche.

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